Perché si parla di architettura digitale?

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6 min readMay 19, 2022

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Musei, istituzioni culturali e turismo devono dotarsi di infrastrutture digitali per facilitare la governance e facilitare l’accesso alla propria offerta tramite servizi digitali. Per farlo questi servizi devono essere progettati e sviluppati in maniera da integrare l’esperienza fisica e digitale. A dirlo non siamo solo noi, ma anche il PNRR.

M9 Museum, Mestre — Exhibition & Interaction design by Dotdotdot — ph. Filippo Bamberghi

La nostra relazione con persone, contenuti e spazi è sempre più mediata dal digitale: le innovazioni tecnologiche e digitali nel panorama dei media stanno trasformando, ad un ritmo sempre più incalzante, i comportamenti e gli atteggiamenti del pubblico. Basti pensare all’attenzione e le aspettative che il concetto di metaverso sta portando con sé solo negli ultimi mesi.

La coesistenza di un’esperienza ibrida tra fisico e digitale è ormai la norma in gran parte degli aspetti della nostra vita quotidiana, e giustamente sempre più musei e istituzioni culturali stanno iniziando a pensare all’esperienza di visita e ai servizi digitali come parte integrante della loro offerta e della loro gestione interna.

Cultura e tecnologia sono da sempre strettamente interconnessi con i comportamenti sociali: al variare delle attitudini e degli strumenti deve inevitabilmente evolvere anche l’offerta dei servizi, adattandosi al cambiamento e rinnovando le modalità di fruizione nello spazio fisico tanto quanto in quello digitale.

Tuttavia, come attesta la ricerca dell’Osservatorio di Innovazione Digitale nei beni e attività culturali del Politecnico di Milano, nel 2021 il 76% dei musei non ha un piano strategico per il digitale (campione di 495 tra musei, monumenti e aree archeologiche italiani).

La buona notizia però è che se prima della pandemia la progettazione di servizi digitali era considerata un accessorio, oggi non è più così: il digitale è sempre più un elemento strategico e strutturale che necessita attenzione e progettazione al pari dell’esperienza fisica. E questo lo hanno capito in tanti, infatti quasi un’istituzione su due investe in servizi di supporto alla fruizione online e catalogazione/digitalizzazione della collezione.

La stessa Missione 1 del PNRR — Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza — “Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo“ sostiene questa transizione digitale e prevede investimenti per rilanciare i settori strategici del turismo e della cultura con un approccio integrato e trasversale rispetto agli altri interventi previsti — come l’incentivo degli investimenti in infrastrutture digitali per la Pubblica Amministrazione, servizi di cybersecurity, tecnologia (Transizione 4.0), senza dimenticare l’appoggio a processi di apprendimento di nuove competenze (reskilling) e di miglioramento di quelle esistenti per accedere a mansioni più avanzate (upskilling) per gli operatori culturali, e il sostegno all’evoluzione dell’industria culturale e creativa 4.0, favorendo la nascita di nuovi servizi culturali digitali e ponendo le basi per la creazione di elementi innovativi per l’ecosistema digitale del turismo italiano.

Si pensi ad esempio all’intento di collegare tutto il mondo del turismo, valorizzando l’offerta grazie ad un nuovo hub, il Polo del Turismo Digitale — una piattaforma web dedicata che permetterà di valorizzare, integrare e promuovere l’offerta culturale, finanziando l’infrastruttura digitale, ma anche i modelli di intelligenza artificiale per l’analisi dei dati e l’offerta di servizi digitali per gli operatori del settore.

2 anni fa, in piena pandemia, quando la corsa al digitale era inevitabile e necessaria, scrivevamo che è negli scenari di utilizzo e nei bisogni delle persone — non nei nuovi strumenti — che il mezzo del digitale deve essere progettato. E progettare il digitale significa fornire servizi complementari e di valore per un’esperienza ricca e coinvolgente in tutti i suoi aspetti, facilitando la gestione ed erogazione da parte dell’istituzione culturale.

In qualità di progettisti di esperienze innovative nel settore museale (e non solo), con 18 anni di esperienza nella ricerca e progettazione di installazioni interattive e strategie digitali, abbiamo un’idea su quello che potrebbe essere oggi un nuovo paradigma di visita e di gestione digitalizzata, in linea con i linguaggi emergenti e con le potenzialità tecnologiche.

La soluzione vincente oggi è quella di cambiare l’approccio al mondo digitale: installazioni interattive, performance, piattaforme, tour virtuali, metaverso, NFT e tutto ciò che è digital trend, non deve essere trattato come una “monade” ma come singole parti integranti e integrate di una strategia di ampio raggio e visione.

I musei offrono in genere un’esperienza in loco di altissima qualità, diventa cruciale dunque che anche l’esperienza online si adegui di conseguenza e sia al passo con i cambiamenti tecnologici.

Non è un caso che si parli di architettura digitale e infrastrutture tecnologiche infatti: siamo di fronte a un elemento strutturale che necessita di essere progettato, come si progettano gli spazi, i prodotti, i servizi o le installazioni.

Se prima dell’arredamento di una casa si pensa a mura e fondamenta, analogamente è importante pensare all’infrastruttura tecnologica più adatta in grado di integrare servizi digitali nuovi o esistenti. E soprattutto in grado di far fronte alle continue evoluzioni tecnologiche che rivoluzionano il nostro modo di interfacciarci con spazi e contenuti multimediali, rendendo la visione strategica e l’architettura digitale “future-proof”.

Microservice Architecture Ⓒ Dotdotdot

L’offerta culturale di musei più famosi o rinomati nel panorama internazionale, si appoggia sempre di più ad infrastrutture tecnologiche avanzate che erano in precedenza appannaggio di aziende e imprese. Abbiamo la fortuna quindi di non dover inventare tutto dal principio, esiste molta letteratura e casi studio notevoli nel mondo della digitalizzazione dei processi nelle industrie, come ad esempio la filiera di prodotto dall’ordine alla spedizione.

Se gestita in modo digitalizzato anche l’esperienza di visita offerta da un’istituzione culturale permette di ottimizzare tempi, costi, personale, evitando sprechi e organizzando meglio la strategia dell’offerta.

Alle attività tipicamente già digitalizzate in contesto museale, come la conservazione e l’archiviazione della collezione, se ne possono immaginare altre legate ad esempio all’offerta di servizi personalizzati in base a preferenze, attitudini e interessi dei visitatori, o ancora alla vendita multicanale, alla comunicazione omnicanale (piattaforme web, social media, newsletter), fino alla gestione vera e propria della logistica e dell’organizzazione interna dello staff.

Oltre all’obiettivo primario di fornire un’esperienza ricca e coinvolgente per il pubblico, è necessario fare in modo che le piattaforme ed i servizi digitali siano facilmente utilizzabili dallo staff del museo, per abilitare operazioni complesse senza la necessità di dover prevedere delle figure prettamente tecniche per ogni ramo della gestione.

E dunque, si può progettare e realizzare un sistema tecnologico in grado di integrare tutti i servizi del museo, già esistenti o tutte le future implementazioni necessarie, come il servizio di ticketing e di vendita, il sistema di Customer Relationship Management (CRM), Content Management System (CMS) o l’attivazione di partnership con realtà curatoriali per la creazione di contenuti extra di approfondimento. Immaginate che il sistema possa gestire anche un’app dedicata ai visitatori per accompagnarli in tutte le diverse fasi della loro visita: dalla programmazione pre-esperienza fino alla consultazione dei contenuti fruiti in una fase di post-visita. Con suggerimenti mirati in base alle preferenze degli utenti, per informazioni, attività, acquisti o per l’approfondimento di contenuti specifici.

Immaginate che questo possa essere uno scenario auspicabile non solo per innovare la visita e ampliare il proprio pubblico, ma anche per semplificare la gestione del museo grazie al digitale.

E se è ancora vera la definizione di Ludwig Mies Van der Rohe che “l’architettura è la volontà dell’epoca tradotta nello spazio”, oggi lo spazio è tanto fisico quanto digitale.

Alessandro Masserdotti — CTO, Head of research and co-founder of Dotdotdot

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We are a multidisciplinary interaction design studio founded in Milan in 2004, in which experimentation is at the core of innovation.