Quando la narrazione di storie diventa multisensoriale

Lo storytelling guida il visitatore alla scoperta delle Grottesche e della Domus Aurea grazie a 6 installazioni digitali e una performance visiva di suoni e luci. Il caso studio dell’esperienza multisensoriale “Raffaello e la Domus Aurea”.

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Allestimento e Interaction Design a cura di Dotdotdot — Photo by Andrea Martiradonna — ©Dotdotdot

Organizziamo la nostra esperienza e la nostra memoria degli avvenimenti umani principalmente sotto forma di narrazione (J.Bruner 1991). Le storie raccontano e interpretano la realtà, comunicano relazioni, esemplificano idee, facilitano il ragionamento e formano le persone. Hanno valore paradigmatico, strutturano il pensiero e la conoscenza aprendosi a letture e significati sempre nuovi in base a chi le ascolta. La narrazione, afferma sempre Bruner nel suo saggio “The narrative construction of reality” è una forma convenzionale, trasmessa culturalmente e limitata dal livello di padronanza di ogni individuo.

Adattarsi alla contemporaneità del linguaggio oggi significa proporre contenuti e strategie di restituzione e fruizione di storie con aggiornata mentalità, aprendosi a nuove forme di narrazione, possibili grazie al digitale e al progresso dell’innovazione tecnologica.

Lo storytelling attraverso il digitale occupa oggi un posto promettente nella restituzione di contenuti in modo innovativo all’interno di musei e istituzioni culturali, offrendo esperienze coinvolgenti, in grado di rivelare storie con modalità inedite. I contenuti multimediali e transmediali permettono infatti di offrire esperienze di visita modulabili, che spaziano dall’emozionale al didascalico, dall’approfondito all’immediato permettendo connessioni temporali e di contenuto inedite, accogliendo altresì le esigenze di un pubblico sempre più esigente e diversificato.

Tra pervasività del digitale e crisi pandemica, siamo stati costretti ad accelerare il processo di ridefinizione dei format per la fruizione della cultura. Abbiamo assistito ad un ampio uso di virtual tour per, metaforicamente, aprire musei, teatri, parchi archeologici ed edifici storici al pubblico, nonostante le chiusure dettate dalla crisi sanitaria. E c’è chi sta sperimentando modalità nuove per offrire un’esperienza di visita attraente anche ad un pubblico più giovane e abituato a mezzi digitali.

In un panorama dove la sperimentazione diventa l’approccio necessario, le esperienze più efficaci risultano essere quelle più audaci ibridando esperienza fisica e offerta digitale, verso forme nuove di entertainment educativo.

Leggi anche “Come coinvolgere attivamente durante un evento online con migliaia di persone? La risposta non è nello strumento, ma nella strategia digitale.

Ma qual è la chiave del successo? Secondo Museumnext — la community mondiale di appassionati di mostre e cultura che organizza periodicamente conferenze e un summit annuale sul futuro dei musei, è quella di avere una strategia chiara, dove il pubblico è chiaramente definito e le sfide espositive e di restituzione del contenuto avvengono grazie al corretto uso delle tecnologie digitali e ad un’accurata progettazione.

In secondo luogo, fare del racconto l’obiettivo centrale, dove la tecnologia è un mezzo a supporto della narrazione, piuttosto che protagonista della scena.

Non in ultimo, suggerisce sempre Rebecca Carlsson di Museumnext, il successo sta nella qualità del prodotto finale, per un “rinascimento digitale” in grado di catturare l’attenzione del visitatore, immergerlo in una storia e permettergli di conoscere cose nuove attraverso molteplici forme di apprendimento multisensoriale.

Chi opera nel settore della cultura, dovrebbe dunque cogliere il potenziale e far propri linguaggi nuovi, dove il digitale è inteso non come un fine ultimo, ma come uno strumento versatile e poliedrico in grado di aprire scenari narrativi innovativi, di ingaggio, di significato e di relazione tra persone e contenuti, altrimenti impossibile da restituire.

Lo storytelling è uno strumento propedeutico alla progettazione dell’esperienza di visita e delle interazioni tra persone e contenuto, e va da sé che il progetto narrativo digitale richiede altrettanta strategia e un’approfondita conoscenza delle tecnologie e delle modalità di fruizione delle storie su più livelli — emozionale, cognitivo, sensoriale.

Domus Aurea, Grande Criptoportico 92 (detail of the vault) — ©Parco archeologico del Colosseo’s photographic archive

L’ultimo progetto allestitivo che ha realizzato Dotdotdot per il Parco Archeologico del Colosseo ed Electa Editore è proprio un esempio di mise-en-scene di storie altrimenti non fruibili che intrecciano arte, storia e ricerca, grazie al digitale.

Raffaello nella Domus Aurea. L’invenzione delle Grottesche” è un’esperienza multisensoriale interamente affidata al digitale, un percorso alla scoperta dell’impianto figurativo delle Grottesche, l’apice della loro interpretazione con Raffaello e la loro diffusione nel mondo. Un racconto sullo sfondo della straordinaria Domus Aurea, non soltanto scenografia dell’allestimento, ma luogo che rievoca storie che si intrecciano con Raffaello e i protagonisti della scoperta delle Grottesche. Come ad esempio il ritrovamento del gruppo scultoreo del Laocoonte e il progetto di Nerone per la Sala Ottagona.

Più che delle opere d’arte, la mostra diviene la rappresentazione della ricerca scientifica e delle scelte curatoriali e narrative alla base del percorso espositivo.

Il sapiente utilizzo del multimediale consente di creare ponti concettuali e di contenuto tra storie apparentemente distanti che si intrecciano nello spazio.

Exhibition and Interaction Design by Dotdotdot — Photo by Andrea Martiradonna — ©Dotdotdot

Non è l’opera in sé al centro dell’installazione quanto l’esperire una storia con tutti i sensi: dove emozione, sorpresa e la sollecitazione della curiosità spingono il visitatore ad apprendere in modo innovativo e memorabile la molteplicità dei contenuti che si celano nella storia di Raffaello e la Domus Aurea.

Grazie al digitale la narrazione si fa più libera, dinamica, flessibile e meno prevedibile, diventa possibile infatti ricostruire pezzi di storia, esplorare storie, trasportare i visitatori in ambienti spazio-temporali altri, ricostruire processi, creare connessioni visive e concettuali, fornire punti di vista curatoriali e riflessioni che intrecciano elementi materiali e immateriali, e mixarli a piacere in maniera personale.

Il linguaggio non è mai neutrale, e la scelta del giusto veicolo narrativo per il racconto di storie ha profonde implicazioni quando viene usato in contesti culturali, artistici, educativi, ma anche scientifici, sociali e politici.

Il progetto in oggetto si esplica, in particolare, su due livelli di narrazione: il racconto artistico delle Grottesche e l’apertura, per la prima volta al grande pubblico, della Domus Aurea.

Sei installazioni multimediali mettono in scena, attraverso un innovativo progetto di storytelling visivo e sonoro, i contenuti artistici in un intreccio di storie che si rivelano attraverso un’esperienza multisensoriale, poetica ed evocativa.

L’allestimento è pensato per non essere invasivo ma al contrario esaltare l’architettura, esso si sviluppa su grandi velari ed elementi ad arco che richiamano gli “sfondati” rinascimentali. E le proiezioni digitali coinvolgono a tutta altezza i lacerti dei muri antichi, alla ricerca del dialogo tra la matericità dell’architettura storica e l’immaterialità della tecnologia contemporanea.

Exhibition and Interaction Design by Dotdotdot — Photo by Andrea Martiradonna — ©Dotdotdot

Il linguaggio multimediale, alla cui resa estetica è stata dedicata una particolare attenzione, arricchisce il suo valore grazie al progetto di Sound Design progettato ad hoc: un vero e proprio progetto di storytelling sonoro in sincronia con il progetto visivo e interattivo.

“Ad un’approfondita ricerca storica sulla musica dell’Antica Roma si è affiancata l’esplorazione di melodie e strumenti musicali propri del Rinascimento, periodo della riscoperta della Domus Aurea. La colonna sonora della visita è composta ed eseguita in tempo reale con tool digitali di musica generativa che evocano suoni di strumenti del passato — quali oboe, flauti, trombe e organi, e scale musicali proprie dell’epoca antica.”

Nicola Ariutti, Sound Designer e Developer di Dotdotdot

Il risultato è un paesaggio sonoro armonico con melodie classiche dove anche il silenzio è utilizzato come elemento narrativo. Il sottofondo musicale si arricchisce infatti di suoni e rumori che enfatizzano i contenuti e le caratteristiche architettoniche di ogni sala, non solo, il suono accompagna anche le interazioni dei visitatori.

Exhibition and Interaction Design by Dotdotdot — Photo by Andrea Martiradonna — ©Dotdotdot

Nella prima e spettacolare Sala Ottagona il visitatore è accolto da un videomapping emozionale sulla volta centrale: come Nerone aveva ipotizzato un meccanismo rotante per evocare il planetario, così le videoproiezioni ruotano sulla cupola rappresentando il cielo stellato, le costellazioni, stelle cadenti e petali di rosa — che ai tempi, si dice, l’Imperatore lasciasse cadere dal soffitto per accogliere gli ospiti nella grandiosità della sua villa.

Sulla volta sono riprodotte in maniera evocativa le illustrazioni del globo della statua dell’Atlante Farnese, la più antica e una delle più complete raffigurazioni delle costellazioni, rinvenuta nelle vicine terme di Caracalla a Roma intorno al 1546. Il visitatore può distendersi a contemplare il magnifico scenario grazie ad una seduta circolare al cui centro è collocata la magnifica scultura dell’Atlante Farnese, godendo del sottofondo musicale caratterizzato da suoni siderali, voci magiche, canti di muse e spiritelli. A orari stabiliti, il videomapping si dissolve e la luce proveniente dal lucernario aumenta, dando vita a un Light Design dinamico a simulare il passaggio dalla notte al giorno, sottolineando la relazione della Domus Aurea con la luce naturale, non essendo, in origine concepita come un’architettura ipogea. Le luci si accendono e si spengono con tempi e gradazioni differenti controllando tramite un’attenta regia tutti i 120 corpi illuminanti a tempo con la musica, enfatizzando i momenti topici della performance smaterializzando l’allestimento e rivelando la bellezza scenografica dell’architettura.

Exhibition and Interaction Design by Dotdotdot — Photo by Andrea Martiradonna — ©Dotdotdot

Grazie alla testimonianza di Vasari e al raffronto tra le Grottesche della Domus Aurea con le interpretazioni decorative degli artisti, si ritiene che Raffaello, Pintoricchio a altri pittori loro contemporanei, si fossero calati all’interno delle “grotte” dell’edificio scoprendone gli ambienti affrescati, da qui il nome. Il visitatore, all’interno dell’installazione della prima sala, rivive l’emozione della scoperta illuminando con il proprio corpo una porzione della proiezione, scoprendo i profili degli artisti e le grottesche prodotte all’interno delle loro opere. Il Sound Design sottolinea la teatralità dell’architettura attraverso rumori cavernosi, riverberi, sussurri, gocce d’acqua e pietre che rotolano, contribuendo ad accrescere il potenziale evocativo dello villa neroniana. Non solo, il suono accompagna anche le interazioni dei visitatori: all’aumentare della presenza delle persone nella Sala, bisbigli e sussurri aumentano, mentre si riduce l’ululare del vento all’avvicinarsi verso il muro, dove le video proiezioni si animano solo grazie alla presenza fisica delle persone tramite sensori di movimento.

Le decorazioni Grottesche sono dette anche “alla raffaellesca” proprio per la magistrale reinterpretazione di Raffaello. Un trittico animato, dinamico e immersivo ricostruisce nelle nicchie naturali della Domus Aurea il capolavoro di Raffaello della Stufetta del Cardinal Bibbiena, sita negli Appartamenti Vaticani e non visibile al pubblico. Gli approfondimenti sulle decorazioni di piccole porzioni sono magnificate grazie al digitale, al fine di godere di dettagli altrimenti non percepibili.

Exhibition and Interaction Design by Dotdotdot — Photo by Andrea Martiradonna — ©Dotdotdot

La leggenda sul ritrovamento del Laocoonte (metà II secolo a.C. — metà I secolo a.C.) — opera che si ipotizza ritrovata proprio nella Domus Aurea, viene raccontata attraverso un morphing sulle innumerevoli interpretazioni del Laocoonte che dal Cinquecento a oggi si sono susseguite, in una rappresentazione teatrale, quasi “drammatica” in un gioco di luce, ombre e musica.

Una copia in gesso del Gruppo Scultoreo è posizionato all’interno di una teca posta al centro della stanza in un continuo dialogo diretto con il racconto digitale. Con questa installazione, non direttamente correlata alla figura di Raffaello, si vuole porre l’accento sul contesto culturale della Domus Aurea, luogo di collezionismo d’arte e fulcro di accadimenti importanti nella storia dell’arte.

Nel momento della performance di luci, in cui le proiezioni si spengono e la Domus Aurea è percepita nella sua maestosità, in questa sala viene evocato il ninfeo presente nella Domus Aurea. Gocce d’acqua sempre più frequenti diventano uno scroscio di cascata che arricchisce la proiezione ad evocare il progetto scenografico e l’importanza dell’acqua negli ambienti della villa di Nerone.

Dopo la scoperta nel ‘500, le Grottesche si siano diffuse in vari palazzi nobiliari nel mondo. Un impianto decorativo che ha avuto la sua fortuna fino alla fine del ‘600 e che è stato riscoperto nell’ ‘800. Attraverso una console interattiva il visitatore può navigare una timeline temporale proiettata sul velario e selezionare alcuni approfondimenti di contenuto che mostrano le Grottesche all’interno degli edifici più paradigmatici nel mondo.

Nel corso del ‘900 si riscontra invece una assonanza artistica tra le grottesche e creature mostruose di artisti surrealisti tra cui Klee e Breton. Su una grande sfera fuori scala, nonché elemento fisico volutamente surreale dell’allestimento, sono videoproiettate quattro ghiere liberamente ruotabili dal visitatore per comporre la propria grottesca attraverso il gioco del Cadavere Squisito. Grazie a un’associazione formale operata da un software, la grottesca creata dal visitatore si dissolve nell’opera di un artista Novecentesco. Il richiamo non vuole essere didascalico, quanto un espediente per raccontare, in modo divertente e interattivo, l’anima intrinseca delle grottesca, ovvero la libera composizione di immagini suggestive, oniriche e ricche di dettagli.

Interaction Design, storytelling e digitale permettono dunque di mettere in scena storie con linguaggi innovativi e inediti, di creare empatia e instaurare un rapporto diretto e personalizzato tra oggetto e significato, tra visitatore e spazio, per un viaggio tra epoche storico-artistiche che rende l’esperienza di visita unica, memorabile e condivisibile.

Laura Dellamotta - co-founder e General Manager Dotdotdot

Federica Mandelli - Storytelling e Communication Manager Dotdotdot

We are a multidisciplinary interaction design studio founded in Milan in 2004, in which experimentation is at the core of innovation.

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