Culture, Go Digital! Contenuti, strumenti, progettualità e strategia. Come umanizzare il digitale per un’offerta culturale innovativa e inclusiva.

Durante l’emergenza sanitaria, musei e istituzioni internazionali hanno risposto in maniera rapida e creativa, alla condizione di inaccessibilità alla cultura in cui ci siamo improvvisamente trovati. Tutto ciò ha messo in evidenza l’importanza di una cultura accessibile e la centralità del digitale in questo momento di trasformazione. Per questo motivo nasce il progetto CultureGoDigital.org, a supporto delle istituzioni culturali che cercano una progettazione più strategica e integrata.

Sin dai primi giorni dell’emergenza sanitaria del Covid-19, le maggiori istituzioni culturali del mondo si sono organizzate con tour virtuali di mostre e collezioni, talk e dirette sui social. Una risposta d’impeto e in corsa, per dare l’importante messaggio che la cultura non si ferma perché “ossigeno per la mente”.

La cultura entra letteralmente nelle nostre case, per la prima volta in modo sistematico. Una casa che in questa circostanza di pandemia è diventata il centro di tutto, il fulcro di tutte le nostre attività: palestra, ufficio, ristorante, cinema,museo e scuola. Ma ciò a cui stiamo assistendo è, per forza di cose, una risposta d’emergenza a una situazione eccezionale che, in quanto tale, ci ha trovato più o meno impreparati. C’erano istituzioni più pronte, soprattutto per la natura dei contenuti che veicolano, quali la Cineteca Italiana e l’Istituto Luce o quegli archivi di video e immagini che ben si prestano alla fruizione attraverso il digitale, oppure precursori #ApertiPerVocazione quali il Museo Salinas ed il suo riuscito progetto di social museum a porte chiuse per necessità di restauro — che è riuscito ad integrare community digitale e reale — od il The Garden of Earthly Delights by Jheronimus Bosch, preziosa esperienza interattiva online che integra abilmente ed in modalità ludica contenuti di approfondimento e suggestioni sonore — lanciati nel 2015 e nel 2016. Oggi la maggior parte delle istituzioni, pubbliche e private, ha organizzato interventi, pur importantissimi, frutto dell’urgenza e, di conseguenza, alle volte scevri di un pensiero strutturato alla base.

Nuove strategie e progettualità

Per questo motivo in questi mesi Dotdotdot, con il contributo dell’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali del Politecnico di Milano, ha creato un vademecum per suggerire e guidare le istituzioni culturali italiane attraverso un percorso intuitivo che va verso la digitalizzazione partendo dalle risorse esistenti. Una raccolta di strumenti base, utili per la continuità della diffusione culturale in momenti di criticità, ma anche per ampliare il proprio pubblico con un approccio inclusivo. Uno strumento accessibile per tutte quelle istituzioni che, colte alla sprovvista, si sono ritrovate a districarsi tra fin troppi strumenti e possibilità, e iniziare a colmare la distanza rispetto alla portata innovativa di più note best practice.

CultureGoDigital.org vuole porre l’accento non solo su come usare strumenti digitali gratuiti e a disposizione di tutti, ma soprattutto sulla necessità di costruire una progettualità e una strategia di fruizione della cultura che si avvalga del digitale in modo nuovo, mirato ed efficace, anche tramite una selezione di progetti che fungano da ispirazione.

www.culturegodigital.org

E’ divenuto chiaro, purtroppo all’improvviso, che in situazioni di difficoltà o criticità il digitale è non solo utile ma necessario. Non uno strumento accessorio, ma parte integrante di un processo complesso di trasmissione della cultura.

Tuttavia la formalizzazione e pianificazione della strategia digitale è ancora poco diffusa tra le istituzioni culturali. Lo stesso Osservatorio ha rilevato* che nel 2020 il 76% dei musei ha dichiarato di non avere alcun piano strategico dell’innovazione digitale. Gli investimenti destinati al digitale, inoltre, sono ancora molto contenuti, sebbene possano positivamente influire su diverse aree di sviluppo, dagli strumenti di gestione interna alle competenze del personale, dallo storytelling fino alla comunicazione.

Quei musei e istituzioni che per primi hanno investito nel digitale per valorizzare il proprio patrimonio sono oggi risultati i più preparati per continuare ad erogare i propri servizi con costanza, e non perdere l’occasione di ridurre ancora una volta la distanza tra ente e potenziale visitatore con coerenza comunicativa. Il Rijksmuseum, ad esempio, ha non solo continuato a rendere accessibile il proprio patrimonio culturale e artistico attraverso il sito, ma ha anche prodotto una qualità di contenuti e approfondimenti ineccepibile.

Spiccano infatti, oltre all’immenso e sistematico lavoro di Google Arts&Culture, best practice internazionali quali ad esempio il MET Museum che, con il leitmotiv Art is contemplative, prevede un viaggio a 360 gradi all’interno delle collezioni, da video immersivi a pillole formative, fino ad audio tour. In ambito nazionale, si sono distinte le esperienze del Museo Egizio di Torino, attivo in maniera strategica e coerente su molteplici ambiti di intervento (da conferenze in streaming ad attività per i pù’ piccoli, fino a piattaforme di digitalizzazione per l’esplorazione delle collezioni, e ad un riuscito Virtual Tour per la fruizione della mostra Archeologia Invisibile). E delle Gallerie Estensi, con un complesso e ben strutturato programma di attività e mostre virtuali, riuscendo a veicolare approfondimenti, momenti educativi e sviluppare narrative alternative coinvolgendo i curatori.

Per nuovi scenari, resilienti e accessibili, di fruizione della cultura

L’accessibilità della cultura e la centralità del digitale sono temi da cui trarre insegnamenti per il prossimo futuro.

Che la cultura, grazie a servizi online accessibili e gratuiti, diventi un veicolo di inclusione sociale a mezzo del digitale è l’aspetto più importante della questione. Ma è tuttavia impraticabile senza un’accurata progettazione e realizzazione dell’esperienza digitale.

L’emergenza ha messo in evidenza creatività e capacità di risposta, in particolare del mondo culturale, incoraggiando a trovare soluzioni. Mentre gli strumenti che abbiamo sperimentato in maniera rudimentale e improvvisata — col favore dell’indulgenza che ogni momento di crisi porta con sè — possono rappresentare il punto di inizio per sperimentare e pianificare una visione nuova.

La risposta, infatti, non può essere soltanto la produzione di tour virtuali, perché utili solo in particolari contesti, e meno efficaci ad esempio nel caso di collezioni o mostre di oggetti, per i quali è necessario progettare esperienze multimediali ad hoc.

L’inizio di una visione nuova risiede piuttosto negli esempi di umanità e di relazione interpersonale che, veicolati dal digitale, si rendono “orizzontali”, partecipati e non mediati. E’ l’inizio di un valore culturale co-creato da istituzioni e visitatori, generato grazie al supporto del digitale. Ed è in questi esempi che i recenti interventi delle istituzioni culturali trovano l’aspetto più bello e significativo.

E’ negli scenari di utilizzo e nei bisogni delle persone, non nei nuovi strumenti, che il mezzo del digitale va ripensato.

In linea con questo pensiero, l’ultima Giornata Internazionale dei Musei ICOM, tenutasi il 18 maggio 2020, è stata dedicata proprio al tema “Musei per l’eguaglianza: diversità e inclusione”. L’#IMD2020 pone infatti all’attenzione e alla riflessione di tutta la comunità museale il ruolo sociale degli istituti culturali, la loro potenzialità nell’essere agenti di cambiamento, realizzando azioni per favorire la fruizione e la partecipazione da parte di tutte le persone. Non solo un ruolo inclusivo, ma anche di valorizzazione, destinato a produzioni inedite e rinnovate occasioni per nuovi pubblici e servizi. Il survey internazionale di NEMO — The Network of European Museum Organisations** sottolinea come “Considering that more than 82 per cent of Europeans are online (75 per cent on social media), only 42 per cent of Europeans visited museums at least once last year. The current situation brings a great opportunity for museums to make new friends.” “Museums in Norway, Spain and Austria have been most flexible and agile in re-allocating or adding resources and have substantially increased their services.”

Diventa evidente quindi come sia diventato fondamentale il ripensare e il diversificare l’offerta culturale con una visione nuova, estremamente attenta ai nuovi bisogni, alle opportunità e alle domande generate da questo importante momento di trasformazione.

Alessandro Masserdotti, CTO and co-founder of Dotdotdot

Risorse

*Dall’emergenza nuovi paradigmi digitali per la cultura — Politecnico di Milano Observatory for Digital Innovation in Heritage and Culture, 27 May 2020 (www.osservatori.net)

**https://www.ne-mo.org/fileadmin/Dateien/public/NEMO_documents/NEMO_COVID19_Report_12.05.2020.pdf

We are a multidisciplinary interaction design studio founded in Milan in 2004, in which experimentation is at the core of innovation.

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